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Ci sono le chiacchiere e poi ci sono i numeri. Come quelli resi pubblici ieri dall’Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati (Unhcr) nel rapporto Global Trends 2018: una mappatura globale dei flussi di uomini, donne e bambini costretti ad abbandonare i luoghi di origine, presentata ogni anno alla vigilia della giornata mondiale del rifugiato che si celebra oggi. I numeri relativi al 2018 dicono che ormai le persone in fuga sono 70,8 milioni (stima per difetto): il doppio di 20 anni fa e 2,3 milioni in più rispetto ai dodici mesi precedenti. «La situazione non vede alcuna inversione di tendenza – spiega Carlotta Sami, portavoce Unhcr per il Sud Europa – È la dimostrazione che le politiche globali basate su esclusione e odio, tradotti in muri e fili spinati, non funzionano».

IL PARADOSSO è che le persone scappano da persecuzioni, guerre, violazioni dei diritti umani e cambiamenti climatici prodotti dalle strategie economico-politiche dei grandi della terra, gli stessi che alimentano allarme sociale e guadagnano consenso sulle presunte invasioni e le speculari chiusure dei confini. I miti su cui si basano questi discorsi, però, sono falsi. Lo dimostra in quattro punti Roland Schilling, rappresentante regionale Unhcr per il Sud Europa.

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