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Come la parola può essere strumento di cura

Intervista a Giorgio Bert sul potere curativa della parola e la medicina narrativa

“Dar senso” a una condizione significa in genere essere in grado di narrarla, di trarla fuori da una situazione di interrogativi caotici, di domande senza risposta, di confusione. Il caos è di per sé fonte di grave disagio: facilitare all’altro un percorso narrativo è un importante elemento di Cura. Non basta certo a renderlo più felice, ma più autonomo, più consapevole sì.

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Viviamo in un mondo in cui la velocità è un valore, in cui “perdere tempo” è un peccato grave. La fretta, l’urgenza, ovviamente necessarie in alcuni aspetti della vita e della medicina, tendono a trasformarsi in generica superficiale frettolosità.

Il ritmo della vita, come quello cardiaco o respiratorio, va adeguato alla richiesta effettiva: la tachiritmia non è un valore “a prescindere”.

Il movimento Slow, di cui la Slow Medicine nelle sue diverse declinazioni internazionali è parte, è una sorta di pacemaker che adatta il ritmo alle necessità reali. In un mondo “fast” come l’attuale il risultato è in genere una riduzione del ritmo, una “slowness”.

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Come la parola può essere strumento di cura

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