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“Quale ruolo può giocare l’arte per sostenere un processo di decolonizzazione nella sfera pubblica italiana? E come può decostruire quegli immaginari che silenziosamente avvelenano il nostro presente?”.

 

Su Internazionale pubblicato  l’articolo sulla mostra video collettiva inaugurata il 23 ottobre alla Fondazione Volume! di Roma. Il progetto fa dialogare tre opere molto diverse tra loro, che hanno però l’obiettivo comune di decostruire l’immaginario del colonialismo italiano in Africa, una fase cominciata subito dopo l’unità e proseguita in epoca fascista.

 

Le campagne militari in Somalia, Eritrea, Etiopia e Libia sono state brutali e hanno creato una retorica razzista basata su una presunta inferiorità fisica e mentale del colonizzato e la presunta superiorità dei colonizzatori, gli italiani, quella brava gente che “in fondo” ha solo portato civiltà in posti che civili non erano, diffondendo il falso mito di un colonialismo docile, all’italiana appunto.

In una forma diversa e complessa, questa narrazione sopravvive ancora oggi, basta leggere i quotidiani, anche a giorni alterni.

Ecco perché secondo Vasco Forconi, curatore e ideatore della mostra, bisogna smontare un linguaggio cresciuto nella paura dell’altro e che ha generato l’attuale violenza nel discorso politico. L’idea di Italiani brava gente nasce da alcune domande essenziali: “Quale ruolo può giocare l’arte per sostenere un processo di decolonizzazione nella sfera pubblica italiana? E come può decostruire quegli immaginari che silenziosamente avvelenano il nostro presente?”

 

Qui il link all’articolo: https://www.internazionale.it/bloc-notes/giovanna-d-ascenzi/2018/10/26/colonialismo-mostra-roma?fbclid=IwAR1yRdo2dN1KgIXttO6wqGKVh7eiiJz2SkYRixWNx5YyO4FkIS_uksOG0ao

 

 

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