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“La parola è antifascista, così come è antifascista il pensiero, e poi il ragionamento, il dialogo, il dubbio, l’ironia, l’accoglienza di chi è diverso da te.”

Se è ancora controversa l’idea che non può darsi pensiero che non disponga di parole per esprimersi, non c’è dubbio che attraverso l’impalcatura semantica della sua lingua e l’uso ricorsivo di alcune parole, una società si autodefinisce sul piano etico e definisce i confini del suo umanesimo.
Alessandro Giglioli e Mauro Munafò sull’Espresso di gennaio hanno provato a chiedere ai lettori quali parole esprimano più di altre il sentimento e i valori antifascisti. Ecco i risultati.

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