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Una persona su due nel mondo non ha accesso ad una libera informazione. Noi, europei, possiamo considerarci fortunati di godere di questa libertà «che permette di garantire l’esistenza di tutte le altre libertà». Nella classifica mondiale della stampa elaborata da Reporters sans frontières (RSF), il nostro continente è di gran lunga il migliore in termini di protezione della libertà di stampa. Ma non facciamoci troppe illusioni: negli ultimi anni, una diga è saltata in Europa, e questa colonna portante delle nostre democrazie è oggi seriamente in pericolo.
L’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi a Istanbul ci ha fatto intravedere quale tipo di violenza, spesso mostruosa, può essere inflitta ai nostri colleghi nel mondo. Ora, l’Europa non è al sicuro da tutto questo. A Malta, Daphne Caruana Galizia è stata uccisa per aver scoperto ed analizzato un sistema di riciclaggio di denaro sporco. In Slovacchia, Ján Kuciak è stato assassinato per le sue inchieste sulle dinamiche tentacolari di uno scandalo di evasione fiscale. Queste uccisioni sono le violenze più gravi perpetrate ai danni dei professionisti dell’informazione. Ma rappresentano anche il sintomo di un problema di fondo […]

Da un articolo de L’Espresso, di Christophe Deloire. Clicca QUI per continuare a leggere.

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