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«Sovranismo» è una delle parole del momento. Si tratta di un quasi neologismo, rapidamente entrato nell’uso comune, per aderirvi o per prenderne le distanze. Nell’accezione corrente, si riferisce all’auspicio, sul piano politico o teorico, di un ritorno al protagonismo dello stato nazionale al fine di contrastare le tendenze globalizzanti sul piano sia dei circuiti economici e/o delle mobilità umane sia dei funzionamenti istituzionali. E questo da destra come da sinistra, a partire da contenuti diversi e opposti, con da una parte il riferimento a una dimensione locale, in cui convergono autorappresentazioni vittimistiche e toni razzisti più o meno espliciti, da difendere nei confronti di un fuori minaccioso, dall’altra l’idea che lo stato costituisca il «contenitore» che solo può riattivare l’universalismo democratico o, addirittura, la parzialità della politica di classe.

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