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Viviamo in un’epoca caratterizzata dalla vocazione alla specializzazione del sapere. Accade però fatalmente che più il sapere si specializza più diventa necessario, soprattutto in alcuni ambiti della conoscenza, il dialogo epistemologico tra differenti discipline, sia in termini di metodologie applicate che di competenze teoriche specifiche. La neuroetica, in questo quadro, nasce e si sviluppa come una materia che, per la natura stessa del suo campo di indagine, può definirsi interdisciplinare.
Ce ne parla Rosalba Miceli nel suo articolo su La Stampa

“La neuroetica è lo studio e la riflessione sulle ricadute etiche, filosofiche, sociali, politiche e legali delle nuove conoscenze neuroscientifiche. (…) Il carattere “interdisciplinare” di questa nuova “disciplina” la rende uno spazio di intersezione tra vari campi del sapere – dalle neuroscienze alla psicologia, dalla filosofia della mente alla genetica molecolare e alla teoria dell’evoluzione – tale da rendere la neuroetica naturalmente destinata ad integrarsi in modo proficuo con un altro settore interdisciplinare in forte evoluzione, quello delle scienze cognitive.”

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