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L’alt-right e Charlottesville

Nell’agosto 2017, la città di Charlottesville in Virginia vide sfilare neonazisti, suprematisti bianchi e altri gruppi di estrema destra nel raduno Unite the right. Un raduno indetto per protestare contro la decisione di rimuovere la statua del generale sudista Robert E. Lee. La rimozione fu vista dall’estrema destra come un attacco all’uomo bianco e la concretizzazione della sua apocalisse razziale: la sostituzione etnica, portata nel cuore dell’America dal cavallo di Troia del multiculturalismo.

Ci furono scontri con i contro-manifestanti – dai militanti antifa ai semplici cittadini che non vedevano di buon occhio quell’invasione di svastiche, bandiere confederate, slogan antisemiti e sfilate paramilitari. Le tensioni raggiunsero un terribile punto di non ritorno quando un suprematista balzò su un veicolo e investì i contro-manifestanti, uccidendo una donna, Heather Heyer, e ferendo 19 persone. Al volante era il neonazista James Alex Fields Jr, che proprio ieri è stato condannato all’ergastolo per l’attentato.

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