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Dal mese di giugno e fino a fine Luglio, circa 30 città italiane festeggeranno il Pride con manifestazioni in strada, parate, presentazioni libri, concerti, conferenze e spettacoli. Il Pride rappresenta un momento collettivo di condivisione e sensibilizzazione nello spazio pubblico di temi legati alla diversità degli orientamenti, dei generi, delle pratiche sessuali, dei diritti lgbt+.

La manifestazione vanta ormai quasi 50 anni: il primo Pride fu organizzato a New York nel 1970, per ricordare l’episodio che il 28 giugno dell’anno prima aveva segnato una svolta nella storia dei movimenti delle minoranze: nel club gay di Stonewall a New York, gli avventori del locale, abituati per decenni a essere caricati, arrestati e malmenati dalla polizia, decisero per la prima volta di ribellarsi e rispondere alla manganellate, contrastando la persecuzione pubblica degli omosessuali, considerata normale fino ad allora.

Da quell’anno in poi, il Pride, come il movimento delle Pantere nere e quello femminista, è andato organizzandosi a livello globale in modi vari e diversi.

In Italia il Pride capita quest’anno in un clima culturale generale in cui all’omosessualità o all’idea di varietà sessuale si contrappone quella di famiglia naturale, di ruoli di genere immutabili ( per esempio quelli che vedono la donna naturalmente docile e l’uomo naturalmente violento) o anche solo la generalizzata tendenza a pensare che “diventeremo tutti gay”, perché “non ci sono più gli uomini e le donne di una volta”, cioè non ci sono più confini sessuali.

Ma come si può controbattere in maniera scientifica a queste convinzioni? Cosa è cambiato davvero nella sessualità umana in questi decenni?

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